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Pandemia senza documenti: gli invisibili e l’accesso alla salute

In questa pagina trovi il lavoro svolto dagli studenti e studentesse del Master Dataninja, svolto con il supporto di Medici Senza Frontiere. Il progetto investiga l’impatto della pandemia sul diritto all’accesso alle cure sanitarie tra le popolazioni più vulnerabili.
22 luglio 2021
6 minuti

In questa pagina trovi il lavoro svolto dagli studenti e studentesse del Master Dataninja, svolto con il supporto di Medici Senza Frontiere.

Un lavoro di: Alessandro Lodovini, Anna Ghezzi, Benedetta Tonnini, e Matteo Scannavini

La pandemia di Covid-19 ha avuto un forte impatto sulle disuguaglianze in Italia, contraddicendo la retorica che ci vedeva “tutti sulla stessa barca”. Alcune persone, partendo già da una situazione di particolare vulnerabilità, hanno sperimentato ulteriori difficoltà nel vedersi garantito il diritto alla salute e l’accesso alla diagnosi e alle cure.  

Stiamo parlando di soggetti che rischiano di essere “invisibili”, perché privi di documenti o di una casa in cui vivere legalmente e fissare la residenza, fondamentale per avere un medico di famiglia e accedere a tutte le prestazioni. All’interno di questa categoria, il nostro progetto data-informed si è concentrato in particolare sugli stranieri provenienti da paesi extra Ue senza permesso di soggiorno o documenti e in condizioni di fragilità. L’obiettivo era capire se nel 2020 fosse stato più difficile accedere alle cure per questi soggetti già fragili. 

Come accedono queste persono al Sistema sanitario nazionale? Attraverso il codice Stp (straniero temporaneamente presente) che viene rilasciato a seguito di una dichiarazione di indigenza e permette di accedere a cure urgenti (che non possono essere rimandate senza pericolo di vita o danno per la salute della persona), essenziali (relative a malattie che nel tempo potrebbero creare problemi di salute o rischi per la vita) e continuative.

Per ottenere i dati sui rilasci dei tesserini Stp nell’arco di tempo 2018-2020 sono state inoltrate delle richieste FOIA di accesso generalizzato a tre regioni: Lazio, Emilia-Romagna e Toscana; è stata inoltre contattata direttamente la DG Welfare della regione Lombardia. In definitiva, solo il Lazio e l’Emilia-Romagna hanno fornito i dati richiesti, l’analisi dei quali è stata funzionale a capire come fosse cambiato l’andamento dei rilasci durante la pandemia, mese per mese, facendo un confronto con gli anni precedenti presi singolarmente e la media 2018-19. 

Muovi lo slider centrale del grafico per vedere i dati di Emilia Romagna o Lazio.

Nel pieno dell’emergenza sanitaria Covid-19 scoppiata alla fine di febbraio 2020 il rilascio dei tesserini ha subito un rallentamento rispetto ai due anni precedenti. Nel Lazio c’è stato un vero crollo a marzo e aprile, i mesi del lockdown duro: gli uffici erano chiusi o difficilmente accessibili. Un ulteriore calo nel mese di ottobre, quando dopo il “liberi tutti” dell’estate i nuovi casi di Covid-19 sono tornati a impennarsi e sono tornate misure restrittive generalizzate. 

In Emilia-Romagna si osserva un calo nei rilasci dei codici Stp già a febbraio, forse perché le prime chiusure sono arrivate poco dopo quelle lombarde, prima che nel resto d’Italia. Secondo i dati forniti dalla Regione, il numero di codici rilasciati nel 2020 resta infatti sotto la media degli anni precedenti da febbraio a giugno, poi si osserva un nuovo calo ad agosto e da settembre la situazione torna alla normalità, assestandosi su ritmi di rilascio superiori al 2018 (ma inferiori al 2019). 

Quali conseguenze ha avuto, in concreto, questo calo dei rilasci durante la pandemia? Chi era in attesa di poter chiedere il tesserino si è trovato davanti Cup e consultori chiusi al pubblico, accessibili solo su prenotazione (spesso online), ambulatori stranieri a singhiozzo, con meno slot disponibili e solo su appuntamento. Inoltre, è stata prevista la possibilità di ottenere il codice Stp solo in caso di necessità immediata di cure d’emergenza e non per la prevenzione, come invece prevederebbe la normativa. Ed è stato anche più difficile accedere a prestazioni fondamentali in epoca pandemica: dai tamponi all’acquisto di farmaci che prevedevano una prescrizione. 

La popolazione Stp

Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna parliamo di circa 3.200 codici rilasciati ogni anno per accedere al Sistema sanitario nazionale: il tesserino vale 6 mesi, dunque non vi è un’esatta corrispondenza tra tesserini e persone (un soggetto può attivare più di un codice negli anni poiché alla scadenza non viene automaticamente rinnovato). In Lazio la popolazione degli Stp è più ampia: a fine 2018 e a fine 2019 i tesserini Stp attivi erano rispettivamente 4.515 e 5.133 (attivati 8.601 e 8.342). Nel 2020, nonostante la pandemia (o forse proprio per la pandemia) alla fine dell’anno erano 12.818 i codici attivi contro i 10.386 attivati durante l’anno: questo perchè il Lazio, come l’Emilia ha prorogato la durata dei codici attivi a inizio marzo fino alla fine dell’anno.

La granularità dei dati forniti ha permesso di analizzare anche la provenienza, il genere e la distribuzione per età dei tesserini rilasciati.  La maggior parte dei tesserini Stp sono stati attivati da persone che provengono da stati europei extra Ue (47% per l’Emilia-Romagna e 31% per il Lazio) e dall’Africa (33% e 31%). In particolare, l’Albania risulta essere il primo stato di provenienza in entrambe le regioni.

Per quanto riguarda il genere, nel periodo 2018-2020 in Emilia-Romagna si riscontra un sostanziale equilibrio, mentre nel Lazio i titolari di Stp sono in maggioranza uomini (60,38%). In entrambe le regioni, la fascia d’età più presente è quella dai 20 ai 39 anni.

E adesso? La questione dei vaccini

Ad oggi, mesi dopo la somministrazione della prima dose di vaccino anti Covid-19 in tutta Europa, la questione in Italia è ancora riuscire a vaccinare anche chi non ha una tessera sanitaria e un codice fiscale. E se per senzatetto, braccianti e richiedenti asilo molte regioni hanno messo a punto collaborazioni con associazioni che li seguono (come la Lombardia e la Sicilia), la maggior parte dei sistemi di prenotazione regionali continua a non prevedere la possibilità di prenotare la somministrazione con codici Stp, Eni (Europeo non iscritto) e codici provvisori (come quelli forniti per esempio alle badanti bloccate da un anno nel limbo della sanatoria 2020).

Il 31 maggio 2021 il Tavolo immigrazione e salute e il Tavolo asilo e immigrazione hanno inviato una lettera al commissario straordinario Francesco Figliuolo e al presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fedriga: le 32 associazioni che compongono i due tavoli esprimevano “profonda preoccupazione per la silenziosa esclusione” di gruppi di popolazione in condizione di fragilità sociale dall’accesso alla vaccinazione. Da lì qualcosa ha cominciato a muoversi. E così prima l’Emilia-Romagna, poi la Campania, la Lombardia e il Veneto hanno adeguato i sistemi informatici in modo da poter accogliere la prenotazione con Stp, Eni e permessi di soggiorno temporanei. Il panorama, però, è variegato. 

La mappa


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