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Quattro Dataninja al Maxxi

In questa pagina trovi il lavoro svolto dagli studenti e studentesse del Master Dataninja, svolto con il supporto di Fondazione Museo Maxxi. Il progetto ha costruito un database con gli artisti e le artiste che hanno esposto nelle mostre del Museo dal 2016 al 2021, conn lo scopo di valutarne la diversità.
22 luglio 2021
7 minuti

In questa pagina trovi il lavoro svolto dagli studenti e studentesse del Master Dataninja, svolto con il supporto della Fondazione Museo Maxxi.

Un lavoro di: Alessandra Tarquini, Angelo Gulina, Giovanna Zenti e Viviana Letizia.

NOTA: Nell’articolo gli autorə hanno scelto di usare il simbolo ə, chiamato schwa, al posto della desinenza maschile per definire un gruppo misto di persone, senza una predominanza di un genere sull’altro. E’ una sperimentazione linguistica e una scelta per rendere più inclusiva la nostra lingua.

Primo master della Dataninja School.
Quattro persone in quattro Paesi diversi: Italia, Francia, Germania, Regno Unito.
Nessunə delle quattro, prima di allora, aveva rimesso piede in un museo dall’inizio della pandemia. Tuttə sognavamo di farlo.

Nessunə di noi pensava che sarebbe stato proprio il Master ad esaudire questo sogno. E invece è così che è andata.

Il nostro lavoro di gruppo avrebbe riguardato infatti il MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo.

Il Maxxi — illustrazione di Angelo Gulina

La Dataninja School ci stava regalando quattro ingressi al Museo e in cambio ci chiedeva di osservare, raccogliere dati e rispondere alla domanda: “Quanto è diversificata l’offerta culturale del Maxxi?”.

In questi mesi di lavoro abbiamo recuperato e sistematizzato informazioni presenti nel sito del Maxxi e in altri luoghi del web. Siamo entratə con approccio ninja negli archivi del museo e incontrato centinaia di artistə.

Dopo aver sistematizzato tutte le informazioni raccolte, abbiamo scattato la foto più rappresentativa possibile della nostra risposta alla domanda.

Al centro del nostro lavoro ci sono dunque l’arte e i dati.

E ora vi spieghiamo in che termini li abbiamo messi in relazione.

Di quale diversità stiamo parlando?

La domanda sembrava semplice. Ma ci siamo accortə subito che per rispondere adeguatamente dovevamo chiarire il concetto di diversità.

La Treccani scrive:

fonte: www.treccani.it

E per un museo cosa si intende per diversità dell’offerta culturale? Come misurarla? Come fotografarla? Come tratteggiarne i contorni?

Abbiamo deciso che avremmo cercato la diversità nella tipologia delle mostre (Arte, Architettura, Design, Fotografia) e in alcune informazioni anagrafiche disponibili su artistə: l’anno di nascita e di morte, la nazionalità e, per verificare il gender gap, anche il genere.

Raccogliendo i dati però ci siamo accorti che le informazioni interessanti sulla diversità erano molte di più. Ad esempio abbiamo incontrato non solo mostre di singolə artistə, ma anche di collettivi, al cui interno il concetto diversità potenzialmente si moltiplicava. D’altro canto ci siamo resi conto che un dato come l’età di artistə poco diceva sul “peso” della sua produzione, ma restava un indicatore interessante per capire se il museo dedica attenzione e offre opportunità ad artistə più giovani, per poter intuire quindi un impegno e una progettualità di questo tipo.

Il concetto di diversità dunque aumentava la sua dimensione, ma, al contempo, avevamo la necessità di definire il perimetro delle nostre ricerche per evitare di perderci, non dimenticandoci che avevamo un tempo limitato per svolgere la nostra missione.

Una valigia piena di attrezzi

Nei mesi abbiamo dunque creato una cassetta ricca di attrezzi, piena di dati, informazioni, appunti, idee. Ci abbiamo messo dentro anche le istruzioni per l’uso, confidando che il nostro sia solo l’inizio di un lavoro di catalogazione e sistematizzazione dei dati che possa essere portato avanti dal Museo.

All’interno:

  • il dataset delle mostre presenti nel vostro archivio nel sito web
uno screenshoot di una delle tabelle del dataset
uno screenshot di una delle tabelle del nostro dataset

I dati sono stati raccolti principalmente dalla sezione Archivio delle Mostre nel sito del Maxxi. Abbiamo lavorato su foglio di calcolo di google sheet che, alla fine della raccolta, ci ha permesso di contare 859 artistə e 120 mostre.

I dati relativi alle mostre e alle collezioni permanenti del Museo MAXXI sono stati acquisiti con il metodo dello scraping sul sito del museo. I dati grezzi sono stati riconciliati con popolari database come Wikidata, Union List of Artist Names® (Ulan) e con le informazioni relative ad artistə disponibili interrogando i motori di ricerca.

  • il repository template per un accesso opendata alle informazioni raccolte
  • le visualizzazioni frutto dell’analisi delle informazioni contenute nel dataset e alcuni informazioni sintetiche nate dall’analisi quantitativa dei dati
  • i nostri consigli per l’uso
  • Una sfida al museo

Le visualizzazioni

Ecco un grafico utile per visualizzare il gender gap tra artistə che hanno esposto al Maxxi tra il 2017 e il 2020.

Fatto 100 il totale di artistə che hanno esposto nell’anno preso in considerazione, è stata calcolata la percentuale per genere, escludendo dunque collettivi.

Questo grafico ad archi ricostruisce i Paesi di provenienza di artistə e collettivi che hanno esposto nel periodo analizzato. Per ciascuna rotta è indicato nel pop-up il numero di artistə che l’hanno percorsa.

Nel grafico a colonna seguente invece vediamo il rapporto tra artistə italiani e non. Fatto 100 il totale di artistə e collettivi che hanno esposto nell’anno preso in considerazione, è stata calcolata la percentuale per provenienza.

Incuriositi anche dall’elemento anagrafico abbiamo creato questa visualizzazione

Abbiamo poi creato due visualizzazioni utili come strumento di analisi per lo staff del museo. La prima è questa survey:

E la seconda é la rappresentazione visiva del catalogo mostre del Museo in forma di card sfogliabile secondo l’anno e la categoria.

Open data e Data Repository

I dati raccolti sono stati attivamente rivisti, curati e formattati, ma non ancora indicizzati o dotati di un identificativo persistente (Persistent Identifier or Digital Object Identifier). Una volta pubblicati in un data repository (che abbiamo già preparato e inserito nella cassetta) accompagnato dalla scheda metadati, il database può essere reso disponibile al pubblico, che potrà fruirne secondo le necessità. Immaginiamo che i principali utilizzatori saranno i ricercatori di storia dell’arte contemporanea, gli educatori delle scuole che vorranno prepararsi a una visita al museo o preparare progetti scolastici, ma anche chi è semplicemente curioso. Si potrà avere a disposizione un database con informazioni descrittive su mostre e artistə, che spesso non sono indicizzati in nessun database dedicato, godendo finalmente del riconoscimento meritato.

La nostra sfida per il Maxxi

E ora prima di dichiarare conclusa la missione, lanciamo una sfida al Maxxi. Perché non diventate il primo museo di arte contemporanea in Italia con dati open? Perché non rendere fruibile per tutti il vostro archivio digitale?

Sarebbe una grande opportunità valorizzare tutti gli artisti e le artiste che avete accolto nel vostro museo, soprattutto i più giovani.

Un primo passo in questo senso potrebbe essere quello di pubblicare i dati di questo primo lavoro sui dati su GitHub, Kaggle, Europeana ed altri data repository.

Esempio di Open Data Policy realizzate con successo da altri musei in Europa e negli Stati Uniti: il Moma di New York, il Rijksmuseum di Amsterdam e il Metropolitan Museum of Art sempre a New York.

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