Dataninja Magazine - Contenuti e risorse per capire il mondo con i dati

Lavorare con i dati

Come lavorare nel settore discografico con i dati? Lo racconta Tommaso Rocchi.

Quanto sono utili i dati di ascolto all’industria discografica? E come vengono utilizzati nel talent scouting? E come si fa a lavorare con i dati e la musica? Lo abbiamo chiesto a Tommaso Rocchi, Data Visualization & Automation Engineer per Warner Music e PENTATONE.
10 novembre 2021
9 minuti

C’è un momento dell’anno in cui tutti e tutte condividiamo data viz e le commentiamo, e i feed social ne sono invasi: coincide solitamente con la fine dell’anno, quando Spotify genera in tutti gli account delle simpatiche visualizzazioni che ci permettono di scoprire quante volte abbiamo ascoltato un brano, quali sono gli artisti che ascoltiamo più spesso, e quali scheletri nascondiamo nel nostro armadio musicale.

Questo tipo di dato però riguarda soprattutto noi ascoltatori, e racconta le nostre abitudini di ascolto.

Ma quanto sono utili questi dati anche all’industria discografica? E come vengono utilizzati nel talent scouting? E come si fa a lavorare con i dati e la musica? Lo abbiamo chiesto a Tommaso Rocchi, Data Visualization & Automation Engineer per Warner Music e PENTATONE.

Ti occupi di Dataviz in Warner Music, ci parli un po’ del percorso lavorativo che ti ha portato qui?

È stato sicuramente inconsueto, visto che partivo dall’ambiente musicale e mi sono approcciato al mondo dei dati relativamente da poco. Ho iniziato come direttore musicale alla radio dell’Università di Padova, RadioBue.it, dove mi occupavo della programmazione musicale e degli aspetti tecnici della messa in onda. Dopo diversi anni, ho deciso di fare un salto di carriera e sono tornato a scuola: ho fatto un master in Global Entertainment and Music Business a Berklee College of Music, dove ho studiato copyright, talent scouting, economia e altri aspetti amministrativi legati all’industria musicale. É stato grazie al corso di data analysis del professor Perrin che ho scoperto il mondo dei dati e le sue applicazioni al mondo dell’intrattenimento. Mi sono subito appassionato all’argomento e ho deciso di specializzarmi in questo settore, facendo anche numerosi corsi online per migliorare le mie competenze. Alla fine del master ho fatto un stage presso un’etichetta discografica olandese (PENTATONE), dove mi sono occupato di strutturare la loro data strategy e del consolidamento e visualizzazione dei loro dati. Lo scorso febbraio ho partecipato ad un hackathon sul tema data e musica, e grazie al progetto che ho presentato con il mio gruppo sono stato contattato da Warner Music Group. Al momento lavoro come freelance sia per Warner che per PENTATONE.

Penso che il motivo per il quale sono riuscito a lavorare con i dati senza avere un diploma in statistica o computer science sia perché ho un’ottima conoscenza del mercato musicale e dei meccanismi legati alla discografia. Il settore musicale ha iniziato ad abbracciare il mondo dei dati relativamente di recente, quindi al momento ci sono poche persone che hanno sia un elevato livello tecnico che un’ottima conoscenza del settore e del repertorio. Trovo che quest’ultima sia particolarmente rilevante, visto che ti permette di rilevare errori o inesattezze che sarebbero invisibili ad un analista molto abile, ma magari completamente digiuno del settore e delle sue dinamiche interne. 

  1. Quali sono gli strumenti che utilizzi principalmente nel tuo lavoro?

Tantissimo SQL, visto che il volume di dati che viene trasmesso dai vari servizi di musica in streaming è veramente immenso. Parliamo di database da diverse decine di terabyte, che arrivano facilmente a superare il miliardo di righe! Sono numeri veramente difficili da comprendere per un cervello umano, per questo è estremamente importante capire come estrarre in maniera efficace e rapida questi dati, altrimenti sarebbe impossibile tentare di manipolare e visualizzare i dati direttamente dalla fonte.

In secondo luogo, Tableau: è uno degli strumenti di visualizzazione dati più utilizzati al mondo, e permette sia di esplorare i dati in maniera molto semplice ed intuitiva, così come creare visualizzazioni estremamente dettagliate e belle da vedere. Il motivo principale per cui sono stato contattato da Warner è proprio perché sono diventato un esperto con questo software: l’intero gruppo utilizza Tableau Online, dove ogni membro del team può accedere alle dashboards aggiornate quotidianamente, quindi è importante avere molta dimestichezza con il software, e un buon senso estetico per rendere le informazioni accessibili a tutti. Trovo che avere un po’ di principi di grafica e design sia estremamente utile in questo mestiere, perché il modo in cui si visualizzano i dati è importante tanto quanto i dati che vengono visualizzati.

L’ultimo strumento potrà sembrare anacronistico, ma sono un grande fan di carta e penna. Non solo è estremamente utile per strutturare o fare uno schizzo di una visualizzazione, ma soprattutto per mettere in ordine i proprio pensieri. La maggior parte dei problemi che si incontrano quando si lavora su un codice non sono causati dalla macchina, ma da chi si trova dietro la tastiera. Creare una sorta di mappa dei processi e destrutturare un grosso problema in piccoli problemi mi ha aiutato enormemente, specie quando scrivo delle query particolarmente complesse.

  1. Con Spotify ci siamo abituati a vedere e condividere dataviz basate sui nostri ascolti: quali altre implicazioni e usi interessanti ci sono secondo te in questo settore?

Virtualmente infinite. Servizi come Spotify o Amazon Music raccolgono una quantità mostruosa di dati, che variano dalle semplici scelte dell’utente in termini di generi musicali a scrupolosi rapporti dettagliati sulle sue abitudini di ascolto durante la giornata. L’anno scorso aveva fatto parecchio discutere il fatto che Spotify avesse brevettato una tecnologia in grado di delineare la personalità dell’utente in base ai suoi ascolti…Estremamente affascinante ma anche decisamente inquietante!

Penso che un gran punto di svolta potrebbe essere la connessione con apparecchiature in grado di leggere i segnali biometrici, da un semplice smartwatch fino a device più complessi. Si potrebbe monitorare la risposta che una certa canzone o playlist ha sul nostro fisico, come l’incremento del battito cardiaco o la respirazione. Potremmo letteralmente vedere la risposta fisica che una canzone genera sul nostro organismo! Sarebbe un tipo di visualizzazione molto interessante sia per l’utente, che avrebbe un dettaglio sulle canzoni che gli fanno (letteralmente) battere il cuore, che per le etichette, che potrebbero stabilire empiricamente se c’è una risposta emotiva alla canzone o se viene utilizzata solamente come “musica di sottofondo”.

  1. Che ruolo giocano i dati nella scoperta di nuovi artisti e tendenze? Conosci qualche caso specifico di artist* / casa discografica che ha ribaltato delle scelte creative per rispondere a esigenze emerse dai dati?

I dati sono ormai fondamentali per quanto riguarda il talent scouting. Ho dedicato la mia tesi di laurea e un articolo su come le etichette discografiche utilizzano i dati per scoprire nuovi talenti e verificare il potenziale di un nuovo artista. Pensate solo al fatto che vengono caricate più di 40.000 canzoni al giorno su Spotify: sarebbe impossibile per un essere umano ascoltarle tutte e decidere quale potrebbe essere meritevole o interessante. Al momento tutte quante le major (Universal, Sony e Warner) e molte etichette indipendenti hanno degli strumenti che monitorano l’andamento di artisti emergenti, e la decisione di mettere sotto contratto un’artista è fortemente legata alla sua performance non solo sui servizi di musica in streaming, ma soprattutto sui social network. Tuttavia, mettere sotto contratto un’artista basandosi unicamente sui dati è estremamente raro: ci sono moltissimi aspetti relativi all’artistica e al carattere che sono quasi impossibili da quantificare, quindi al momento c’è ancora bisogno di un essere umano che verifichi quanto è emerso dai dati.

  1. Un progetto di dataviz legato alla musica che ti ha stupito e che ci consigli di vedere?

Sicuramente il progetto del team Data & Insights di Sony Music Benelux: le etichette discografiche sono solite conferire delle targhe celebrative quando un disco raggiunge un certo numero di vendite o streams. Sony ha pensato di rinnovarne l’estetica con l’aiuto della data visualization artist Nadieh Bremer: hanno unito lo spettrogramma della canzone, i dati sulle playlist e il numero di stream della canzone in un’unica visualizzazione circolare. L’effetto finale è veramente spettacolare, e molto in tema visto che i solchi ricordano quelli di un vecchio vinile.

l'immagine della cover è di  Mohammad Metri on Unsplash

Condividi l'articolo