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Ispirazioni

Quando i dati non bastano

I complotti e come parlarne oltre i luoghi comuni
13 gennaio 2022
5 minuti

Le teorie del complotto sono sempre esistite, ma negli ultimi anni abbiamo assistito a una maggiore risonanza mediatica di questo fenomeno. In un articolo pubblicato su Wired, Andrea Daniele Signorelli ha elencato le teorie più diffuse nel 2021: QAnon, la scomparsa di Internet, la presunta relazione tra 5G, vaccini e Covid.

Dalla complessità del fenomeno dei complottismi emergono due caratteristiche.

Da un lato sembra che “i dati” – intesi in senso ampio come approccio scientifico e argomentativo a una questione – non bastino a confutare le tesi sostenute da chi vi aderisce. Questo perché l’adesione a queste teorie poggia su una base ideologica ed emotiva piuttosto che razionale. 

I dati possono, però, servirci a spiegare perché alcune teorie del complotto funzionano e altre no. Il fisico e divulgatore scientifico David Robert Grimes ha creato un modello matematico per esprimere la probabilità che un complotto venga rivelato tenendo in considerazione due variabili: il numero dei cospiratori e la durata della congiura. Secondo Grimes, la durata di un complotto è inversamente proporzionale al numero dei congiurati.

Dall’altro lato assistiamo al diffondersi della tendenza a “patologizzare” chi crede nelle teorie del complotto, o a liquidare la questione etichettando queste persone come “ignoranti” o “credulone”. Come fa, ad esempio, uno studio del 2017 degli psichiatri Daniel Freeman (Università di Oxford) e Richard P. Bentall (Università di Liverpool) che individua tratti comuni tra le persone complottiste ed eventuali comorbidità con altre patologie o caratteristiche demografiche.

Questo secondo aspetto è problematico, perché rischia di “individualizzare un problema che è invece sociale”.

Complotti: parliamone

Nel recente saggio Il complotto al potere (Einaudi), la filosofa Donatella Di Cesare scrive che di solito si tendono ad associare due “anomalie” ai complottisti:

  1. psichica: una sorta di disposizione paranoica innata e pericolosa, capace di degenerare nel delirio irrazionale;
  2. logica: basata su proposizioni false e alterate, “fake news” e menzogne che si propagano nell’era della post-verità.

“In entrambi i casi – scrive Di Cesare –  ha la meglio un approccio normativo. Il presunto complottista dovrebbe essere avviato a una rieducazione cognitiva per correggere le distorsioni del suo ragionamento”. 

Eppure non c’è niente di più sbagliato del contrapporre le “fonti attendibili e verificate” a quelle “indipendenti e alternative” dei complottisti. Non è sufficiente, cioè, linkare approfonditi articoli di fact-checking, presentare dati attendibili e corretti, perché il complottista metterà in dubbio anche queste informazioni: la sua predisposizione è quella di mettere in dubbio qualsiasi verità, a cominciare proprio da quelle ufficiali e certificate. 

Per mettere fine a questa spirale, sarebbe meglio smetterla di ridicolizzare i complotti o ridurli a semplici “deliri” e “menzogne”. Bisognerebbe invece iniziare a riconoscere le motivazioni politiche e sociali che si nascondono dietro ogni complotto, come ben argomenta Donatella Di Cesare:

Non si può non riconoscere che il complotto nasce dalla paura e dall’isolamento del cittadino che si sente escluso dallo spazio pubblico. Dove la polis è divenuta inaccessibile, dove la comunità interpretativa è frantumata, va in frantumi anche la verità comune e si aggira lo spettro del complotto. 

L’idea che ci sia una forte matrice politica dietro ai complotti e a tanta disinformazione è sostenuta anche da Nicolas Guilhot, docente all’Istituto Universitario Europeo, che in un bellissimo articolo pubblicato sulla Boston Review spiega bene come le cospirazioni siano un problema sociale e politico, non di deficit cognitivo o di fallacia logica.

L’articolo di Guilhot è uno dei migliori usciti su questi temi negli ultimi mesi. Come da leggere è l’approfondimento di Andrea Signorelli Daniele su Il Tascabile che ripercorre le migliori pubblicazioni degli ultimi mesi sul tema dei complotti, come il recente Complotti! Da Qanon alla pandemia, cronache dal mondo capovolto di Leonardo Bianchi (Minimum Fax).Senza dimenticare che non tutti i complotti vengono per nuocere. Come spiega questo articolo pubblicato sul sito di Città della Scienza, che raccoglie alcuni dei complotti-bufale più noti di sempre (attentato 11 Settembre, Protocolli dei Savi di Sion, scie chimiche, missione sulla Luna, Q-Anon) insieme a quei complotti-reali che invece hanno fatto crescere la sfiducia politica nelle istituzioni (i depistaggi sulla strage di Piazza Fontana o della Stazione di Bologna, il G8 di Genova; i complotti sulle armi di distruzione di massa in Iraq…).

Il 18 gennaio durante il Learning Café di Open the Box, il progetto di data e media literacy di Dataninja per le scuole, si affronteranno questi temi, per capire come parlare di questi temi e progettare insieme delle attività didattiche da portare in classe.

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